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Biografia

Il fascino della discrezione e della misura, l'armonia fra la ricerca musicale ambiziosa e policroma e la semplicità dei gesti che ce la comunicano. L'intensità e la fierezza di una voce in grado di aggiungere dignità alla dignità di sempre, vestono le canzoni che questa voce canta. Erede della grande tradizione delle interpreti, eccezione alle regole che giudica leggera e superficiale l'artista che non scrive ciò che canta, Fiorella Mannoia costituisce un caso unico nel panorama della musica italiana. Romana di nascita ma trasferita a Milano da molti anni, ha saputo costruirsi dalla metà degli anni ottanta la necessaria credibilità per diventare la voce e il controcanto femminile di una canzone d'autore storicamente declinata al maschile.

Gli esordi risalgono a Castrocaro, dove nel 1968 Fiorella si esibisce con "Un bimbo sul leone", brano di Adriano Celentano (già da allora -dunque- emerge la vocazione ad interpretare brani nati per tonalità "maschili"). Nello stesso periodo, comincia ad incidere i primi 45 giri. Nel 1972 dà vita al sodalizio col musicista Memmo Foresi, con il quale forma il duo "Mannoia, Foresi & co." (da cui un solo, omonimo, Lp). La prima occasione di incontro col grande pubblico è il Festival di Sanremo del 1981, dove Fiorella presenta "Caffè nero bollente". A questa esperienza segue un Lp con brani dal sapore rock-aggressivo, del tutto in linea con il brano sanremese. Del 1984 è l’esperienza televisiva di Premiatissima.
Durante i 9 mesi di programmazione della trasmissione, Fiorella presenta un brano a settimana, risultando regolarmente in testa -nella graduatoria risultante dai voti da casa- alle sue colleghe anche più affermate. Il repertorio scelto per quell’occasione segna già il dirigersi di Fiorella verso il repertorio cantautorale: si va infatti da "Margherita" di Cocciante a "Il Pescatore" di De André, a celebri brani di Lauzi, De Gregori, Dalla, Baglioni. Ma la vera svolta per la carriera -e forse per la vita- di Fiorella arriva con il Festival di Sanremo del 1984. L’interpretazione di "Come si cambia" segnerà per lei una vera e propria presa di coscienza: "è stato con quel brano che ho capito che cantare era ormai diventato il mio mestiere. E soprattutto, ho capito che la mia vocazione era quella di toccare la corda delle emozioni".

Ed è perseguendo questa strada che si arriva al Festival di Sanremo del 1987, che segna il definitivo approdo a quella via musicale che ancora oggi caratterizza in maniera distintiva il lavoro di Fiorella.
In quell’occasione presenta infatti "Quello che le donne non dicono", brano scritto espressamente per lei da Enrico Ruggeri, che si dimostrerà dunque il primo tra i grandi cantautori a credere in lei come voce privilegiata alla quale affidare i propri versi.
Fiorella vince il Premio della Critica, e il successo è tale che "Quello che le donne non dicono" rappresenta ancora oggi il brano con cui il pubblico più la identifica. Nel 1988 Fiorella torna a Sanremo con "Le notti di maggio" di Ivano Fossati, l’autore con cui a tutt’oggi esiste la maggiore "simbiosi".
Il brano si aggiudica nuovamente il Premio della Critica.
E’ una sorta di consacrazione: a questa esperienza segue infatti l’Lp "Canzoni per parlare", album che racchiude in sé alcune delle più prestigiose firme della canzone italiana: Ruggeri, Fossati, Ron, Cocciante. Presenza importante nella realizzazione del lavoro è quella di Piero Fabrizi. A partire da questo album in poi, Fabrizi curerà la produzione, gli arrangiamenti e la composizione di vari brani. E' il disco della svolta, del definitivo riconoscimento di critica e pubblico, che decreterà al lavoro un successo di vendite importante.

Nel 1989 esce "Di terra e di vento", l’album della raggiunta maturità artistica di Fiorella (nonché quello che a tutt’oggi vanta il maggior successo di vendite). Alle firme già presenti nel precedente lavoro si aggiunge Francesco De Gregori ("è il coronamento di un sogno", rivelerà Fiorella), che mai prima di allora aveva affidato ad altri un suo brano inedito.

"Canzoni per parlare" e "Di terra e di vento" le valgono, per due edizioni successive, la Targa Tenco come migliore interprete. Negli anni seguenti escono "I treni a vapore" (1992) e "Gente comune" (1994), lavori in cui Fiorella prosegue nella collaborazione con i "suoi" cantautori (con un’attenzione anche a nuovi talenti come Samuele Bersani). Nanni Moretti sceglierà da "I treni a vapore" la canzone "Inevitabilmente", per inserirla nella colonna sonora del suo film "Caro diario".
L’album "Belle speranze" (1997) rappresenta invece un momento di svolta. Nello scegliere i pezzi che lo compongono, infatti, Fiorella non si rivolge più alle firme che l’hanno accompagnata per un decennio, ma tenta di dare voce a linguaggi nuovi e diversi: ecco allora comparire Daniele Silvestri, Avion Travel, Gianmaria Testa, Rosso Maltese.


Nel gennaio 1999 esce "Certe piccole voci", primo disco live della carriera di Fiorella. Venticinque brani che rappresentano non tanto un bilancio, quanto piuttosto la voglia di fermare un momento speciale come un concerto e regalarlo a quel pubblico che ormai da anni la segue nei teatri di tutta Italia fedele e numeroso. L’inaspettata presenza di un vero e proprio "gioiello" quale l’interpretazione di "Sally" (di Vasco Rossi), unita all'unico brano inedito "L'amore con l'amore si paga" scritta per lei da Ivano Fossati, fa balzare il disco ai primi posti delle classifiche.


A suggellare il successo di pubblico, arriva il commento dello stesso autore: "Sally" l’avevo scritta per lei e non lo sapevo". Con "Certe piccole voci" Fiorella si aggiudica nuovamente la Targa Tenco come migliore interprete femminile.
A coronamento di una stagione felice, e di un cammino paziente e consapevole, il 2000 si apre per Fiorella con un evento importante quale la partecipazione, in qualità di "superospite" italiana, al 50° Festival di Sanremo.

Testo di Maria Piera Bartolini Salimbeni con la collaborazione di Fiorella Mannoia

 

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